Cosa cuciniamo? ma soprattutto dove?
Di cosa si occupa questo mese L’Italia nel piatto? di pentole, padelle e teglie tradizionali regionali e naturalmente di tutto ciò che si può cuocere utilizzando gli strumenti tipici delle nostre regioni.
Per quanto riguarda la mia regione, il Lazio, ho scelto di parlare della cucina nel coccio, degli utensili di terracotta. Questo tipo di utensili risalgono alla notte dei tempi, gli antichi romani infatti utilizzavano recipienti di terracotta per conservare i cibi, per portarli a tavola e naturalmente per cuocere le varie vivande.
Lo spesso strato di vernice rossa che ricopriva il fondo rendeva questi piatti paragonabili alle attuali teglie antiaderenti e ne esistevano anche di forate utilizzate per la cottura a vapore.
Pentole e padelle venivano appoggiate sopra una griglia di metallo con sotto braci o cenere ardente, mai sul fuoco vivo, come del resto si fa oggi con le nostre pentole di terracotta, che si appoggiano su uno spargi fiamma per consentire la distribuzione uniforme del calore e rendere la cottura del cibo uniforme.
Nella terracotta si cuociono carni, ma anche zuppe, verdure e in generale, ogni cosa abbia bisogno di una cottura lenta e a fuoco basso; non solo, una volta spento il fuoco la terracotta permette di tenere al caldo le vivande essendo una buona conduttrice di calore.
L’uso della terracotta risale all’antichità, come confermano i reperti conservati nelle collezioni custodite nei musei italiani. Senza andare troppo lontano nel tempo, ne abbiamo avuto una prova tangibile proprio qui a Roma: durante gli interminabili — e tuttora in corso — lavori per la Metro C, il sottosuolo ha restituito una quantità enorme di manufatti e utensili antichi, date un’occhiata:



Sabato trippa
Tornando alla ricetta de L’Italia nel piatto, uno dei piatti più antichi e tradizionali della gastronomia romana è proprio la trippa. Sabato trippa, si diceva, ma si dice ancora adesso ed è possibile leggerlo in qualche cartello esposto da trattorie e ristoranti tipici della città.
Un tempo la macellazione avveniva di sabato e chi non poteva permettersi di comprare le parti più nobili, cercava di assicurarsi gli scarti e le parti povere dell’animale per cucinarci piatti saporiti e a buon mercato, come la trippa che altro non è che lo stomaco del bovino.
Evoluzione della trippa
Dalle tavole rurali ai ristoranti stellati: oggi la trippa ha conquistato un posto di rilievo nelle proposte gourmet. Non a caso, nelle carte dei ristoranti stellati, il quinto quarto gode ormai di un posto d’onore tra le creazioni degli chef più rinomati.
La ricetta tradizionale romana prevede la cottura della trippa in tegame, in questo caso di terracotta, insaporita con pomodoro, generoso pecorino grattugiato e tanta menta o mentuccia fresca.
Per la mia ricetta ho utilizzato la trippa precotta, quindi già sgrassata, pulita e ammorbidita, ma per mia sicurezza l’ho lavata ulteriormente e l’ho sbollentata nuovamente per dieci minuti.
Vi lascio la ricetta, che poi è di nuovo quella della Sora Lella, gustatevela e auguri di una serena Pasqua a tutti!

Trippa alla romana
Equipment
- 1 pentola di terracotta
- 1 spargi fiamma
Ingredienti
- 500 g di trippa di bovino precotta
- 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
- 1 carota
- 1 costina di sedano
- 1 cipollina
- 1 spicchio d'aglio intero
- 1 pezzetto di peperoncino
- 1 foglia di alloro
- 1 bicchiere di vino bianco
- 200 g polpa di pomodoro
- 1 presa di sale
- alcune foglioline di mentuccia
- abbondante pecorino romano grattugiato
Istruzioni
- Sciacquate la trippa e immergetela in acqua in ebollizione per circa 10 minuti, giusto per togliere eventuali impurità. Lasciate che scoli molto bene.
- Tritate finemente carota, sedano e cipolla e inseriteli nella pentola insieme all'olio, uno spicchio d'aglio intero e il peperoncino.

- Lasciate rosolare poi unite la trippa ben scolata e la foglia di alloro, mescolate e lasciatela insaporire.Sfumate con il vino lasciandolo evaporare completamente, salate e versate il pomodoro insieme a un paio di foglioline di mentuccia spezzettate.

- Coprite e lasciando che la trippa cuocia ed il sugo si restringa un po'. Ci vorranno altri 15 minuti di cottura. Non dovrà essere troppo brodosa ma nemmeno asciutta. Spegnete il fuoco e lasciatela riposare un pochino.

- Impiattate spolverandola di abbondante pecorino grattugiato e altre foglioline di mentuccia spezzettate, per dare ancora profumo.
Pentole, padelle e utensili delle altre regioni italiane:
Liguria: le pentole di terracotta e la zuppa di pesce
Lombardia Il paiolo di rame e la polenta
Trentino-Alto Adige Polenta Macafana
Veneto: Il paiolo e la polenta
Friuli-Venezia Giulia Brovada e muset nel coccio
Emilia-Romagna: I passatelli al sugo di pomodorini confit
Toscana Crisciolette di Cascio
Marche: Teglia di verdure arrosto – teia marchigiana
Umbria Testo umbro: cos’è e come si usa per cuocere pizza e torta al testo
Lazio Trippa alla romana
Abruzzo Ferratelle abruzzesi arrotolate
Molise Ferratelle Rustiche con Caciocavallo e Ventricina
Campania Ruoto di ziti spezzati al forno
Puglia I Trònere di Turi nella pignata
Basilicata U Cutturrid: l’antico stufato di pecora nella pignata
Calabria: ‘A fressura e Magisanu
Sicilia Patate Aggrassate nel tegame di Terracotta
Sardegna Zippulas in Scivedda
Instagram: @italianelpiatto



Ogni volta che sento parlare di trippa alla romana non so perchè penso alla mitica sora Lella…
Mio marito ne va matto ed io non gliela preparo mai 🙁
Che spettacolo questa tua versione cara!
Un grande abbraccio e Buona Pasqua 🙂 <3
La trippa mi ricorda i miei nonni paterni. Da loro si trovava molto spesso. Bravissima, un ottimo piatto della tradizione 🙂 Un abbraccio e Buona Pasqua.
Sono un’amante della trippa e 1-2 volte nell’inverno la devo cucinare, anch’io come te la sbollento sempre prima , e poi proseguo con la lunga cottura con verdure pomodoro. La prossima volta proverò la tua ricetta (w la Sora Lella!). un abbraccio e tanti cari auguri di Buona Pasqua!
Non mangio la trippa da una vita, che voglia mi hai messo. Cotta in questi cocci poi avrà un sapore tutto particolare! Un abbraccio.